Dal primo istante in cui, ormai due mesi fa, poggiai i tacchi a spillo sul pavimento di marmo dell’ufficio per assumere un incarico che, per usare un elegante eufemismo, non è esattamente nelle mie corde e che, per non usare l’elegante eufemismo, mi fa letteralmente cacare, tentai immediatamente di individuare in quella situazione oggettivamente deprimente e fautrice di lugubri propositi suicidari, tutto ciò che avrebbe portato beneficio alla mia crescita personale ed al mio stile di vita, che io comunque sono una persona ottimista e ci tengo a dirlo, oh, abbasso le cucche.
In poche settimane riuscii così a fottermi un paio di dozzine di evidenziatori, un numero imprecisato di etti di penne a sfera, cinque archiviatori che nella vita non si sa mai e due confezioni di pennarelli per scrivere sui ciddì, che comunque adesso ditemi voi chemminchia ci puoi trovare di "benefico per la crescita personale" in un ufficio bancario, quattro muri grigi che in confronto la camera mortuaria di un ospedale pare Rio de Janeiro, qua pure a Sai Baba gli finirebbe a scaldarsi la dose col cucchiaino, mi dovete credere, fanculo a me e a quando m’è venuto in mente di presentarmi a quel colloquio dimmerda, a zappare la terra me ne dovevo andare che almeno vivevo all’aria aperta e non respiravo tutto il giorno sto tanfo di morto, scusate.
Assicuratomi un repertorio di cancelleria da far invidia ad un magazzino Buffetti, non mi rimaneva altro che mettere le manine fameliche su quel meraviglioso trabiccolo meccanico noto al grande pubblico col nome di stampante.
Accarezzavo già il roseo progetto di stampa e rilegatura dell’intera opera editoriale di Vanity Fair in lingua originale quando, perentorio, mi arrivò l’ordine dalle alte sfere.
I signori bancari, qua, ci tenevano a far sapere alla signorina sottoscritta che la stampante serve solo ed unicamente per sfornare noiosissimi etti di contratti e la carta costa e qua siamo un ufficio bancario non la sala d’aspetto dell’estetista, insomma ste minchiate qua, và.
Niente Vanity Fair, niente ricette delle polpette di tonno, niente oroscopo di Paolo Fox.
Una noia sti tizi, marò, non si può capire.
Ma poteva La Svitata vostra, ditemi un po’, arrendersi senza lottare a questo abbietto ed inequivocabile atto di vessazione?
Poteva il suo piccolo encefalo dissidente e giacobino sottomettersi a quello che, ne sono certa, possiede tutti gli estremi giudiziari di un sordido ed inaccettabile tentativo di mobbing?(una sottile allure di vittimismo renderà immensamente più fascinosa la mia autobiografia postuma, fidatevi di me)
Poteva la vostra Giovanna D’Arco delle pendici etnee non elaborare un astuto pianobbì per eludere il diktat dei padroni fascisti?
Non poteva.
Da quel momento, infatti, guardinga come un cobra, non aspetto altro che la parola d’ordine "Stampami il contratto del Signor Nicolosi" per mettere in atto i miei loschi propositi.
Una pagina si e una pagina no di contratto, ci sbatto dentro tutto quello che ho pazientemente salvato nella cartella segreta, chiamata ovviamente Cartella Segreta, MA occultata nel Cestino del desktop, che qua comunque stiamo parlando di un genio del crimine, abbelli.
In due mesi, adesso modestia a parte, a quel vecchio macinino gli ho fatto vomitare veramente di tutto, ricette, oroscopi del giorno, della settimana, dell’anno, celtici, cinesi, indù, mappe stradali dell’Australia meridionale, manuali di restauro di sedie a dondolo della nonna che finchè sarò in grado di intendere e di volere mai comprerò, ma comunque a me piace essere documentata, tecniche di irrigazione per la coltivazione su scala industriale dei pomodori pachino e il gradevolissimo prontuario "Come affrontare al meglio la menopausa" che comunque vi ricordo che io a giugno faccio quei cosi là, quelli che iniziano con trent e finiscono con una mia crisi isterica, ci siamo capiti.
Tre secondi prima di consegnare il contratto -swissss- tiro via tutto il materiale clandestino e vualà, il delitto perfetto.
Fino a stamattina.
C’era un po’ di casino in ufficio, il collega è scappato via afferrando al volo i contratti ed io ho l’insidioso sospetto di aver perso qualcosa.
Adesso, se tra di voi ci fosse un legale, la mia domanda è la seguente.
In una eventuale, ma comunque molto probabile sede giudiziaria, sarebbe possibile sfruttare il concetto che "La nostra Banca non si occupa solo del vile denaro, ma ha realmente a cuore i vostri interessi" per legittimare il fatto che, molto probabilmente, la Signora Rapicavoli sta in questo preciso momento firmando, insieme ad una cessione del quinto da quindicimila euro, anche il testo di Listen di Beyoncè e i coupon per ritirare gratis in profumeria un campioncino della nuova crema idratante al collagene di Estée Lauder?
Grazie.













